Senza te non ce la faccio

senza-te“Senza te non ce la faccio!”

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Quante volte abbiamo detto o ci siamo sentiti dire questa frase soprattutto nelle relazioni amorose o amicali?

E’ indubbiamente una frase che piace a chi la riceve ma spesso chi la pronuncia, soprattutto se persiste nel farlo, soffre di quella che noi psicologi chiamiamo dipendenza affettiva.

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Cos’ è la dipendenza affettiva e a quali tipi di bisogni risponde?

Perchè una persona arriva realmente a pensare di non poter farcela se il proprio partner non risponde al telefono, ad un sms o se è fuori per lavoro?

Il problema è davvero il fidanzato, la fidanzata, il marito, la moglie o c’è dell’altro?

Veniamo al mondo con il bisogno di essere amati.

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L’essere umano inoltre, a differenza degli altri mammiferi, necessita di cure e attenzioni per un periodo molto più lungo.

Un cane ed un gatto sono in grado di sopravvivere in modo autonomo già dopo un paio di mesi dopo la nascita.

Noi no. Abbiamo una dipendenza più lunga ma l’obiettivo del genitore cane, gatto, uomo è lo stesso: rendere autonomi.

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Le dipendenze affettive nascono dalla conflittualità del legame che lega la madre (o il padre) al proprio figlio: un primordiale attaccamento simbiotico che spesso rimane coatto in questa dimensione senza la sana trasformazione in due entità distinte.

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Dopo il naturale inizio di fusione tra madre e bambino della vita intrauterina madre e figlio cominciano ad essere e a viversi come due entità distinte seppur uniti da un legame unico ed irripetibile.

Il problema della dipendenza affettiva nasce proprio quando non si arriva al secondo step ovvero quello di viversi come due entità diverse e altre e si perpetua invece nel vivere quasi in maniera simbiotica e quindi a lungo andare patologica.

Ed anche se si è diventati grandi e ci si è staccati dalla famiglia di origine si tende a riproporre questo tipo di legame anche con le future relazioni soprattutto amorose dove il bisogno primordiale inconscio è proprio quello di ricreare quel particolare rapporto.

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In casi del genere quello che non ha funzionato nella relazione con il genitore è l’ultimo fondamentale passaggio nella crescita della propria prole: l’autonomia.

Dopo aver accudito il proprio figlio con amore e dedizione rendendolo sereno e con stima di sè stesso, il genitore ha il compito di “lasciarlo andare per la sua via” proprio come la mamma gatta lascia andare i propri cuccioli dopo averli amorevolmente allevati.

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Se un adulto ha bisogno sempre del proprio partner e necessita di continue conferme di amore significa che qualcosa non ha funzionato nel suo primo importante rapporto, quello con la madre.

Chi soffre di questo tipo di disagio ne è parzialmente consapevole perchè frequentemente in vari stadi della vita ha avvertito questa difficoltà.

Decidere di lavorare su stessi intraprendendo un percorso terapeutico rappresenta indubbiamente una valido aiuto per far luce, affrontare e risolvere questa problematica.

Un bravo terapeuta è colui che in tempi non troppo lunghi rende la persona serena, forte e sicura di sè senza creare nuovamente un rapporto di dipendenza.

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