Quale amore?

Sinceramente credo molta gente ne abbia le scatole piene di sentire sempre la solita solfa in materia di amore e sentimenti. Frasi scontate, luoghi comuni, le solite chiacchiere sul discorso dei rapporti omosessuali e così via. Si finisce per diventare scontati e a volte banali, anzi il più delle volte banali, dimenticandosi dell’essenzialità delle cose, quella che davvero conta.

Questo termine è stato sballottato a destra e a sinistra, sputtanato e violentato da superficialità ed ipocrisia. Dagli stilnovisti ai romantici di tempo ne è passato. Le odi e gli idilli non ci sono più. Oggi tutto è relativo, e un sentimento, qualsiasi sentimento, amore compreso, può finire da un momento all’altro, spegnendosi come candela al vento. C’è chi lo lega ad una dimensione di attrazione sessuale, chi ad un ideale di vita stile famiglia del mulino bianco o due cuori ed una capanna, chi peggio ancora ad un’ancora di protezione dei propri problemi, chi infine ad un rimedio alla solitudine. Ma di che diavolo stiamo parlando? Forse di niente. Già, perché abbiamo, senza rendercene conto, ridotto qualcosa di straordinariamente speciale a mera consuetudine, ad un vero e proprio accomodamento, ad una specie di compromesso. Volersi bene è diventato un “mi conviene”, un po’ come avveniva nel Medioevo che tanto ripudiamo come tempo perché buio e privo di vita, almeno così dicono (a mio avviso sbagliando di grosso), quando si combinavano i matrimoni per garantirsi un reciproco interesse. In tanti sarebbero capaci di vendersi per un like su facebook, e un attimo dopo postare foto di insulsa felicità, sapendo bene sono false ma tanto che importa, oggi è tutto incredibilmente relativo. Chi se ne frega cosa provo realmente: intanto ti faccio vedere quello che voglio farti vedere e faccio in modo che tu gli creda. Ma poi accade alla fine che non capisco nemmeno più io cosa stia provando veramente. E vado nel pallone, perché non so più da che parte stare. Sentirsi vigliacchi non è piacevole, non lo è per nessuno, ma tanto c’abbiamo i miti dello sport, dello spettacolo, a farci da eroi così vincono loro, per noi, ed è come se alla fin fine avessimo vinto noi. Almeno così ci illudiamo sia. E finiamo per essere anonimi, come anonimo finisce per diventare quel sentimento ch’a nullo amato amar perdona, perché in realtà non è vero che se ami l’altro finirà per amarti a sua volta. E’ una “fregnaccia“. Dante, dall’alto della sua sommità di Poeta, ricordandosi di essere umano e dunque peccatore come tutti, aveva toppato pure lui. O magari no?

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