Il peccato mortale di ogni religione

Uno, uno soltanto, eppure drammatico: il delirio di onnipotenza.
Un veleno insidioso e letale, capace di annientare il concetto di civiltà, quello di storia, la stessa logica del pensiero ma prima di ogni altra cosa la libertà.
Quando la fede si scopre fanatismo, in un confine assai labile tra razionale ed insensato, tutto diviene possibile, persino ciò che nessuna religione potrebbe consentire mai. Come uccidere, o lasciarsi morire per trascinarsi l’altro con sè, come accade nei quadri psicotici più allucinanti, in cui una madre sceglie di cancellare lo spazio del futuro dei propri figli risucchiandoli nel suo piano di morte, per volare con loro giù da una finestra.
La religione, ogni religione, è nata dal bisogno dell’essere umano di spiegare il mistero della vita e del mondo. E’ nata come semplice curiosità di trovare risposte alle mille domande di senso. Avrebbe dovuto affascinare i curiosi, avrebbe allo stesso tempo dovuto stimolare la curiosità di chi, appisolato nell’inedia della propria abulica storia di vita, avesse voluto provare a stropicciarsi gli occhi lanuginosi e forzare la porta della pigrizia, sporgendosi appena nello spazio infinito. Avrebbe dovuto rendere migliore la vita, la qualità della vita, aiutando lo Spirito a ritrovare equilibrio ed armonia. Avrebbe dovuto abbracciare il dolore degli ultimi, restituendo dignità e valore alla persona. Avrebbe dovuto dischiudere la galassia del pensiero dall’oblio di una ragione arida e sterile, accendendo la passione dell’Amore. Avrebbe dovuto trovare un senso profondo ed autentico al mistero della morte ed all’inganno del destino.
E invece si è drogata nei secoli della cocaina del potere, accecando i sensi, per trasfigurarsi e perdersi, allontanandosi irrimediabilmente dalla sua stessa Verità.
Le crociate cristiane hanno massacrato centinaia di migliaia di innocenti che abitavano l’Africa ed il Sud America, e ciò che sgomenta di più è il fatto lo abbiano fatto nel nome di Dio, violando drammaticamente il secondo comandamento che recita: “non nominare il nome di Dio invano” ed il quinto: “non uccidere”. Ora è la volta dell’estremismo islamico, poi forse toccherà ai guerrieri tibetani o ad un nuovo gruppo di soldati di Dio che si muoveranno alla conquista del mondo per farne una “Terra felice”.
Quando lasciamo che l’ignoranza si posi lieve, col suo velo, sul letto della coscienza, decretiamo come giudici implacabili la fine della nostra libertà di scegliere, di vivere, di sognare.
Piangiamo vittime innocenti in attentati efferati ed impazziti, tuttavia non comprendiamo che la causa di quello che Montale chiamava il “male di vivere” e che genera tutto questo è solo ed unicamente l’ignoranza.
Chi sceglie la morte non ha dentro sè nemmeno la lontana percezione del gusto della vita. Se appena lo conoscesse veramente, imparerebbe ad amarsi e lo farebbe fino in fondo, senza se e senza ma e di colpo si troverebbe ad essere “religioso”, il più vero e profondo religioso possibile, senza aver dovuto leggere o apprendere le Sacre Scritture. Pratiche e precetti imposti coercitivamente non hanno alcuna funzione se non quella di legare “ipnoticamente” le menti fragili per renderle dipendenti al volere dei capi. Dio è una dimensione straordinaria cui l’uomo può volgersi, nel lungo e difficile percorso evolutivo della vita. Non può e non deve essere strumentalizzato per farne merce di scambio, o scudo dietro cui nascondere altro, come il vuoto di sè e della propria vita. “Ama il prossimo tuo come te stesso”, amava dire Qualcuno che i religiosi del tempo legarono con dei chiodi ad una croce. Solo amandoci veramente e profondamente riusciremo ad amare. Ma per amarci dobbiamo perdonarci, non obbligarci a sopportare. E perdonarci significa accettarci così come siamo, coi nostri pregi ma soprattutto coi nostri difetti. Perchè se non avessimo come coinquilini batteri immondi nel canale intestinale non ci sarebbe possibile vivere. Se non ci fosse la notte non esisterebbe una sola aurora. E’ nel rapporto col “diverso” che prende vita qualsiasi cosa.
Dobbiamo cercarlo il diverso, abbracciarlo, amarlo. Grazie a lui disegneremmo noi, nella nostra straordinaria immensità. Eppure, un concetto così semplice, non è mai stato compreso.
Forse perchè a tanti fa comodo vestire i panni di Adamo ed Eva e puntare ad essere come Dio.
A questo punto bisogna sperare per quei tanti, che ciò che si aspettano di trovare al di là di questo mondo e di questa vita esista per davvero.
Sarebbe uno smacco troppo grande se così non fosse. Avrebbero buttato via l’unica vera, grande occasione, per fare esperienza del Paradiso: la loro vita.

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