Controllare e ricontrollare ossessivamente

È angosciante a volte, quasi asfissiante. Ti ritrovi a doverlo fare per forza, sotto la spinta di una forza più grande di te che ti possiede. E tu non sei più tu. Almeno questo è quello che ti dici. O che vorresti ti fosse detto. Così almeno ti liberi della più dura delle responsabilità: quella di non riuscire a fare a meno della parte più brutta e fragile di te.

I pensieri ossessivi sono parassiti spietati, schegge impazzite che ti centrifugano nella mente e la crivellano di dubbi atroci. Hai bisogno di controllare più e più volte di aver fatto bene una cosa perché una parte di te si stacca da te e per un attimo impercettibile, mentre fai quella cosa, non sai chi sei mentre la fai.

Chi sta facendo quella cosa è la copia sbiadita di te, l’ombra che hai nascosto alla tua vista per tanto, troppo tempo, e che poi irrompe con violenza incredibile, ma sai cosa? Lo fa eccitandoti. Si, quella parte “perversa’ di te che ti fa “stranire” per un po’ in realtà ti eccita, è carica di Eros.

Un Eros sottile, ma capace di turbarti comunque. E mentre controlli e ricontrolli di aver chiuso il rubinetto, le portelle dell’auto o tutte le svariate cose che la tua fantasia si inventa, tu controlli quel bisogno inconscio di lasciarti andare, di “perdere il controllo di te” ed impazzire di desiderio, di passione e di piacere.

Nessuno te lo dirà mai ed anzi ti daranno farmaci su farmaci, mentre tutto accade seguendo questo filo sottile. Freud parlava di “fissazione alla fase anale” quando spiegava come nascono le personalità ossessive. L’ano è quella parte del corpo che si libera di qualcosa di brutto e maleodorante, ma lo fa attraverso una sensazione di piacere.

Aveva capito tante cose, cose che in molti non vorrebbero sentirsi dire. Cose che fanno male, eppure allo stesso tempo capaci di guarire dal dolore da cui non si guarisce: la rinuncia a vivere ogni emozione di noi, ogni stupida e imperdibile emozione di noi.

Al diavolo tutto il resto, discorsi, ragioni, luoghi comuni, puttanate di ogni genere che non portano a nulla se non al vuoto della solitudine. “Chi vuol esser lieto sia, che del diman non v’è certezza” diceva Lorenzo. Lo diceva a te….ed a me…

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