Come gestire un bambino che piange sempre

disegno-di-bambino-che-piange-coloratoSicuramente se lo fa sta provando un disagio, piccolo o grande che sia. Dunque non serve, se vogliamo per davvero il suo benessere, costringerlo a non farlo.

In quel momento ha bisogno di due cose, fondamentalmente: essere rassicurato ed essere ascoltato.

Cominciamo con il fargli sentire che ci siamo. E che avvertiamo in tutta la sua nitidezza quel disagio. Lui o lei vogliono questo prima di ogni altra cosa. Basta essergli vicino, abbracciarli, semplicemente accarezzarli, perché l’impeto di quel pianto si calmi un po’. Poi è necessario provi a capirlo, a capire cosa in quel preciso momento sta provocando disagio, infine sofferenza. Non è necessario fargli il terzo grado. Basta semplicemente fare in modo siano lui o lei a spiegare. Non vogliono altro. Se non spiegare cosa sentono, perché tu possa capire. Potrebbe ad esempio avere un dolorino di pancia perché non è riuscito ad evacuare come avrebbe voluto, oppure una infezione respiratoria, o persino la febbre, oppure semplicemente ha fame, sonno, o ha battuto da qualche parte. Oppure ha paura, perché ha visto o sentito qualcosa che lo ha preoccupato. Anche una semplice litigata tra i genitori può terrorizzare un bambino. Le cause potrebbero essere davvero tante. Non sono soltanto i capricci, cui siamo abituati e che a noi grandi danno così tanto fastidio, eppure se ci fermiamo un attimo a pensare ci rendiamo conto come ne facciamo tantissimi noi, ma li facciamo passare sotto i nomi più strani.

Il bambino che piange va abbracciato, dondolato dolcemente, accarezzato, poi va distratto, piacevolmente distratto, questo serve proprio a capire se ci troviamo davanti a qualcosa di serio oppure no. Se un bambino ha dolore fisico dipendente da qualcosa di rilevante clinicamente, difficilmente si distrarrà, e resterà comunque sofferente, e questo ci orienterà verso la scelta di telefonare ad esempio al pediatra. Al contrario se comincia a sorridere, significa che è tranquillo, che quel malessere era sì forte, ma passeggero e comunque ha raggiunto l’obiettivo che voleva: noi vicino a lui. I bambini sono emozioni pure, autentiche. Sta solo a noi saperle gustare fino in fondo. Con l’innocenza del bambino che abbiamo dentro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *